Ragazza che scrive online

Ogni giorno centinaia di parole scorrono dagli schermi del nostro cellulare: messaggi, post, commenti, newsletter.

Insomma scriviamo tutti, e non solo per noi stessi, perché “non si scrive per sé stessi neppure la lista della spesa”, come diceva Umberto Eco.

A questo punto, viene da chiedersi: questa è davvero scrittura? Oppure è soltanto comunicazione?

Il linguista Giuseppe Antonelli ha coniato il termine e-taliano, una varietà di italiano scritto nata nella continua evoluzione della comunicazione telematica.

«Saper digitare non equivale a saper scrivere – spiega Giuseppe Antonelli, professore di Linguistica italiana all’Università di Cassino e studioso dell’evoluzione dell’italiano nell’era del web – perché i testi digitati nei social media, negli sms o nelle chat sono frammentari e quindi incompleti. Quasi sempre improvvisati. Più che di italiano, è il caso di parlare di e-taliano: una varietà che per le persone colte rappresenta solo uno dei tanti registri possibili, mentre per tutti quelli che scrivono solo in queste piattaforme può diventare l’unica forma di scrittura». (Marco Todarello, Vanity Fair.it, 17 settembre 2012, Lab).

Su internet siamo liberi di scrivere, pubblicare senza intermediari. Possiamo aprire un blog, una newsletter, o aprire un sito. Insomma, una conquista straordinaria: una scrittura democratica, diffusa, accessibile.

Però, questa libertà ha una specie di rovescio della medaglia.

La scrittura su internet è veloce, lascia poco spazio alla revisione, alla cura delle parole, al tempo, quello necessario per fare “crescere” un testo. Poi, diciamocela tutta, spesso scriviamo per essere letti subito, non per andare a finire nelle antologie del futuro. E poi c’è quel dannato algoritmo, che premia ciò che cattura immediatamente lo sguardo.

Ma…il problema è davvero internet? Oppure siamo noi che non sappiamo scegliere come abitarla, questa piazza immensa?

In realtà, esistono pagine bellissime online, che continuano a essere lette dopo anni. Ci sono blog e newsletter scritti e curati con amore, riviste digitali che affrontano temi complessi, post che regalano fette di vita a cui molti di noi non fanno neanche caso. Ci sono persino autori che hanno trovato nella rete uno spazio in cui dialogare con i propri lettori.

E forse, giunti a questo, il confine non passa tra carta e schermo.

Passa tra una scrittura che nasce per riempire il tempo di chi legge e una scrittura che prova, invece, a lasciare qualcosa.

Insomma, bisogna accettare che cambino i mezzi, gli strumenti, i supporti, le abitudini di lettura.

Ma una buona pagina, una scrittura capace di infilarsi nelle pieghe dei nostri pensieri, continua a fare ciò che la parola scritta ha sempre fatto: costringerci a pensare, a rallentare e, spesso, a interrogarci e a guardarci con occhi diversi, magari anche a renderci felici, o a piangere.

Probabilmente la vera sfida della scrittura contemporanea non è competere con la velocità del web, ma saper usare le parole, talmente bene, da costringerci a pensare.